I perchè dietro le scelte che si fanno.

Ogni  volta che leggo un’intervista dal campo, o partecipo a uno spettacolo teatrale realizzato dai ragazzi dei nostri Villaggi SOS o semplicemente ad una loro festa con la mia famiglia, mi ricordo perché voglio essere qui ogni giorno. Mi ricordo perché tanti anni fa ho fatto questa scelta. Non vi tedierò con gli alti e bassi del mio stato d’animo legato al mio lavoro alle lotte interne per accettare cose che non condivido e che mi fanno imbestialire. Vi allegherò qui sotto lo stimolo che ho ricevuto questa mattina per essere qui e esserci nel miglior modo possibile.

L’intervista che segue è di MR Boyle, l’esperto di trauma, coordinatore per il supporto psicologico regionale di SOS Villaggi dei Bambini dell’East Africa. In questa intervista ci racconta le sue osservazioni sul lavoro in Siria.

Hai lavorato in molti paesi per SOS Villaggi dei Bambini e in diversi tipi di emergenze dove i bambini sono i più vulnerabili. Come descriveresti la situazione in SiriaMolte emergenze in molte parti del mondo sono transitorie. Tuttavia in Siria sembra essere senza fine. I traumi legati a un conflitto, alla guerra sono considerati una delle peggiori forme di trauma, come un pericolo che non andrà mai via. I bambini iniziano a vedere l’anomalo come normale e il normale come anomalo. Questi bambini nascono e crescono nella guerra. La stessa situazione la vediamo da anni in Palestina. I bambini siriani conoscono solo la guerra, il conflitto, morte e distruzione, potete solo immaginare come tutto questo influisca sulla loro visione del mondo. Anche i bambini siriani, iracheni e afghani fuggiti in Europa sono colpiti da forti traumi. Si può uscire da questa situazione fisicamente, ma la situazione è molto più complessa quando si tratta di far uscire da tutto questo i cuori e le menti.

Quali sono i segni che rivelano il trauma nei bambini? I segni cognitivi sono scarse capacità verbali, problemi di memoria, difficoltà nello svolgere delle attività, scarsa capacità di attenzione e difficoltà di apprendimento. I segni comportamentali includono la ricerca di attenzione da parte degli altri e un comportamento aggressivo. I bambini traumatizzati possono urlare o piangere eccessivamente, essere facilmente spaventati, non sono in grado di fidarsi degli altri o fare amicizia. Potrebbero temere gli adulti che possono ricordare loro il trauma. Oppure possono essere ansiosi, timorosi, irritabili, tristi. I segni fisici possono essere scarso appetito o problemi digestivi. Mal di testa e dolori allo stomaco, insonnia, incubi o bagnare il letto.

Non credo di dover aggiungere altro. Buon lavoro a tutti

Where is the love?

I “Black Eyed Peas” hanno realizzato un remake di “Where Is The Love?”, per rendere omaggio alle vittime di guerra e del terrorismo. Il brano, inciso per la prima volta 13 anni fa, figlio dell’11 settembre, era diventato un inno contro corruzione, razzismo e ingiustizie. La nuova versione presenta un diverso arrangiamento e il video, in bianco e nero, alterna i volti dei cantanti – tra cui Usher, Justin Timberake, Mary J. Blige, Snoop Dogg – a alcune delle più recenti e crude immagini cronaca.

C’è Alan Kurdi, il bimbo siriano che scappava dalla guerra trovato morto sulla spiaggia di Bobrum in Turchia nel settembre 2015, e la più recente di Omran Daqneesh, il piccolo di cinque anni seduto da solo in un’ambulanza, sfuggito alle bombe di Aleppo.

Queste sono solo alcune delle immagini che sono diventate la testimonianza delle tragedie che stiamo vedendo e vivendo in questi anni. Quasi non ci stupiamo più di quello che leggiamo sui giornali e vediamo alla Tv, la paura è che stia entrando a far parte del nostro linguaggio e che passi senza troppi turbamenti. Leggiamo l’articolo, giardiamo le immagini scorrerci davanti e dopo qualche giorno ce ne dimentichiamo. Fino a quando qualcuno non decide di metterle tutte in fila in una canzone bellissima. Where is the love? The LOVE is the key. Sarebbe così banale.

Scusate è solo una considerazione di una persona che ne vede e sente troppe e suo malgrado si sta abituando e invece vorrebbe sentirsi sconvolta e vorrebbe fare qualcosa. Quindi faccio penitenza e vi giro il video.

 

“Guardami negli occhi, siamo uguali”: l’esperimento che abbatte i muri

E’ da tanto troppo tempo che non scrivo un post, ma ora è necessario. La tragedia dei migranti sta raggiungendo livelli che mi vergogno a raccontare. Che mondo sto lasciano alla mia bambina, si parlo in prima persona perché mi sento coinvolta, mi sento colpevole.

Sono 4 milioni, su un totale di 10 milioni di persone che sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa della guerra o che lo faranno a breve. Ben 10mila sono quelli bloccati al confine con la Macedonia ma non si sa dove posizionarli dal momento che la frontiera è chiusa.

I bambini che hanno rischiato la vita per raggiungere l’Europa stanno vivendo la loro infanzia tra campi ‪#‎profughi‬ e centri detentivi, bloccati dietro a confini chiusi da recinzioni e muri.

http://video.repubblica.it/mondo-solidale/guardami-negli-occhi-siamo-uguali-l-esperimento-che-abbatte-i-muri/240541/240485%5B/embed%5D

”Quando ti siedi di fronte a una persona e la guardi negli occhi non vedi più un rifugiato anonimo, uno dei migranti, ma l’essere umano davanti a te, proprio come te, che ama, sogna, soffre”. Così Amnesty International descrive l’esperimento realizzato a Berlino, città simbolo dell’Europa contemporanea e icona del superamento delle divisoni. Amnesty ha fatto incontrare rifugiati  – per la maggior parte siriani – ed europei: seduti gli uni di fronte agli altri, a coppie, i partecipanti si sono guardati negli occhi per qualche minuto. Sconosciute fino a pochi istanti prima, le persone entrano in contatto attraverso lo sguardo, “lingua” comune che supera ogni distanza

Ma non è l’unico video emozionante che racconta questa tragedia. Anche Save the Children ha fatto un lavoro incredibile. Come la vita di chiunque può cambiare e trasformarsi in un incubo in un istante.

”Every last child”: la Campagna di Save the Children

Il film segue la storia di una ragazzina costretta a lasciare la sua vita e tutto ciò che aveva conosciuto fino a quel momento in seguito allo scoppio di un’ipotetica guerra che colpisce le strade di Londra. Il video mostra la realtà terrificante che si trovano a vivere migliaia di bambini in fuga dai conflitti, vista attraverso gli occhi di un bambino, quelli di Lily, una ragazzina di 11 anni che scappa dal Regno Unito intraprendendo un viaggio pericoloso in cerca di una nuova vita. A oggi sono più di 325mila i bambini che hanno attraversato il Mediterraneo e l’Egeo rischiando la vita. Bambini spaventati che fuggono da guerre, povertà e persecuzioni in cerca di una vita migliore e più sicura. Secondo le stime, sarebbero 340 i bambini che hanno perso la vita nella traversata dal settembre scorso, una media di due bambini al giorno

#terzosettore aspettiamo con ansia le #liste del #5×1000 per il 2013

Cara Agenzia Entrate,

Come saprai noi del #terzosettore aspettiamo con ansia le #liste del #5×1000 per il 2013.
Quanti giorni sono passati? Troppi. Forse non lo sai ma noi pianifichiamo e investiamo solo le cifre che sappiamo avere disponibili.
Il tuo ritardo non ci permette di attivare le anticipazioni bancarie e di sostenere nostri beneficiari.
Cosa aspetti? #fuorileliste #5×1000

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#finalmaltrato campagna UNICEF

La campagna dell’Unicef #finalmaltrato (fermare l’abuso) è stata lanciata in Argentina, Cile e Uruguay.
Sono state utilizzate statue umane per raccontare le emozioni legate al tema al maltrattamento sui minori.
Ecco il video da Montevideo, che fa parte della campagna:

https://www.youtube.com/watch?v=U89XYy61YLc

Dopo aver guardato la performance, le persone prendono coscienza di alcuni dati scioccanti sulla violenza domestica da alcuni volantini distribuiti vicino alle statue umane. I numeri che vi scrivo qui di seguito abbinati alla performance molto forte emotivamente hanno un maggiore impatto sulle persone e non rimangono dei semplici numeri.

In Cile: il 25,9% di bambini e ragazzi ha dichiarato di aver subito una violenza fisica grave.

In Paraguay: il 35% di bambini e ragazzi ha dichiarato di aver subito una violenza fisica grave.

In Italia la situazione per quanto riguarda le tipologie di maltrattamento è la seguente: il 52,7% dei casi sarebbe da ricondurre a trascuratezza materiale e/o affettiva: da qui, a cascata, il 16,6% (198 casi) a violenza, il 12,8% (153 casi) a maltrattamento psicologico, il 6,7% (81 casi) ad abuso sessuale, il 6,1% (73 casi) a patologia delle cure, il 4,8% (58 casi) a maltrattamento fisico.

Quante volte abbiamo sentito questi numeri? e quante volte abbiamo sorvolato? Forse questa volta, queste immagini, questa performance ci faranno soffermare di più su questa terribile problematica.

Per non dimenticare #Sarajevo

Oggi a pranzo ad un certo punto mi sono resa conto che tutti gli uomini che erano seduti al tavolo von noi avevano combattuto durante la guerra. Il direttore di SOS mi guarda e mi dice “all the people around you that have more than 20 years have fought in the war”. È stato lo stesso pensiero che ho avuto ieri guardando i volti delle persone fuori dal finestrino della macchina. Tutti in un modo o nell’altro hanno vissuto un pezzetto di guerra e chi non l’ha vissuta perchè troppo piccolo, la vive ora nella rabbia degli adulti. Si perchè è questo che ho sentito rabbia.
Purtroppo la crisi e un paese che già non se la pasava bene neanche prima, non ha permesso alle persone di dimenticare. I segni sono nell’anima e nel ricordo della gente, ma anche nei palazzi. La guerra sembra affare di pochi giorni fa.

La dolcezza dei suoi occhi

Una piccola bimbetta di quasi tre anni. Una storia di quelle forti, di quelle che nei Villaggi SOS senti spesso, e un sorriso che di spappola il cuore.
È entrata nel Villaggio quando era appena nata la madre è sparita fino a poco fa e ora la rivuole.
Abbiamo fatto delle foto con lei nella sua cameretta. La sua mamma SOS l’ha messa a letto per finta e lei senza fare una piega ridendo si è messa sotto le coperte. Poi improvvisamente si fa scura, tutta seria, imbronciata, quasi si mette a piangere. Allora chiediamo scusa… non volevamo rattristarla. La mamma SOS ci guarda e dice ” vuole che vada nel letto anche io per farle le coccole”. Si sdraia con noi lì e le fa i grattini sulla pancia. La bimba fa un sorriso incredibile, in estasi si gira sulla schiena e le chiede di continuare.
Stavo per scoppiare a piangere.
È la stessa cosa che fa Viola quando vuole le coccole. Qual è la differenza tra la mia bimba e questa piccolina? Tra me e la sua mamma SOS?